Come creare un personaggio per il proprio brand

Abbiamo esplorato il potere dello storytelling nel marketing e del fumetto nello specifico, ma ogni buona storia ha bisogno di un protagonista. Non è una cosa nuova, mascotte di ogni tipo esistono dai tempi dei tempi, non si contano i personaggi iconici che in pubblicità e inserzioni ci invitavano a comprare qualsivoglia prodotto o servizio, da Calimero e Carmencita all’uomo siepe di Findomestic.

La formula “mascotte” è quindi estremamente popolare, ed estremamente flessibile, ma non tutti i brand ci si affidano per il proprio marketing e storytelling, quindi prima di andare a capire COME creare il tuo personaggio, vediamo PERCHÉ dovresti farlo.

 

Perché un personaggio?

Avere un proprio personaggio che rappresenti il brand è uno strumento potente e versatile per comunicare, specialmente verso i più giovani.

Vi ricordate Carosello? Lo so è un esempio un po’ datato, ma da quel punto di vista ha fatto scuola. Storie semplici con personaggi accattivanti hanno non solo avvicinato tanti italiani alla TV, ai tempi ancora una novità, ma sono rimasti stampati nella memoria di tantissimi consumatori che ancora si ricordano di Susanna Tuttapanna e Jo Condor.

Il punto a cui voglio arrivare, è che una bella mascotte può creare una customer retention a lunghissimo termine, persino in persone che non sono ancora nemmeno dei customer.

Punti bonus se il target sono persone molto giovani come bambini e ragazzi, come le scatole dei cereali, ma "i disegnini" sono perfetti per qualsiasi pubblico.

Perché non lo fanno tutti allora?

Dipende da cosa vuoi pubblicizzare e su cos’è focalizzato il marketing, una mascotte funziona meglio quando il focus è sul consumatore e l’impatto del prodotto su di esso, piuttosto che il prodotto stesso.

Avete mai visto una pubblicità di un’automobile o di un profumo con protagonista una mascotte? No, perché il protagonista è la stessa automobile o profumo, le sue prestazioni, la sua aerodinamicità, e… qualsiasi cosa vogliano dire le pubblicità dei profumi. Ma anche qui ci sono eccezioni: la leggendaria pubblicità della Mini con le coccinelle nell’auto ce la ricordiamo ancora, e ci ricordiamo di Chanel è perché Marilyn Monroe andava a dormire solo con una goccia di n.5, entrambi esempi di character marketing.

 

Come crei il tuo personaggio?

Benissimo, sei arrivato alla conclusione che la tua strategia di marketing beneficerebbe dall’avere un personaggio che rappresenti il tuo brand.


Ma come lo crei? Se il tuo logo presenta già un personaggio, magari un animale o un omino stilizzato, sei già a metà del lavoro. Con un rimodernamento intelligente potrai creare un personaggio che la gente riconoscerà già come legato al tuo brand, come Comics4Business!


Ma se non hai questo lusso allora dobbiamo ragionarci un po’ di più. Andiamo per punti.

  1. Qual è il tuo obiettivo?

    Se il tuo obiettivo è fare awareness in modo più generalizzato, una mascotte divertente è una mascotte che non si batte. Questo era l’obiettivo di tutte le pubblicità del Carosello, che infatti sono diventate iconiche e hanno puntato un riflettore sui loro brand che ancora non si è spento. Funziona molto bene soprattutto se vendi servizi, ad esempio se sei un pub o un ristorante, o un qualche tipo di agenzia che offre servizi a un pubblico generale, come assicurazioni o compravendita immobiliare, tipo il telefono a rotelle della Telecom.

    Il tuo punto forte è la serietà del servizio e vuoi trasmettere quel tipo di messaggio, temi che un personaggio “divertente” possa rovinare questa immagine? Dubbio legittimo, infatti nessuno dice che il tuo “personaggio” non possa essere una persona, come Ennio Doris nelle pubblicità di Mediolanum, diventato in sé un’icona. Ma non chiuderti le porte ad un approccio più leggero: anche per una cosa serissima come le assicurazioni una narrazione più divertente può funzionare. Pensa a Segugio.it.


  2. A chi è diretto?

    Un personaggio funziona molto meglio per una comunicazione B2C, senza dubbio, ma questo non vuol dire che non si possa usare per comunicare con le aziende, anzi! Non per vantarci, ma C4B ne è un esempio. La forza di avere un personaggio è che si può usare in modo creativo per alleggerire documenti informativi, decorare brochure e presentazioni con qualcosa di più interessante di banali grafiche minimali e, come nel caso precedente, li rende più memorabili, perché non è solo una serie di parole e numeri senza fine, è come avere un rappresentante aziendale integrato, qualcosa che può portare il carisma del brand senza parlare, prendere appuntamenti, o fare trasferte.

    Nell’ambito B2B il personaggio è meglio che sia umanoide, o meglio ancora umano, proprio per quello che ho detto prima, esso è un stand-it per il tuo rappresentante, qualcuno che possa rispondere alle domande e dubbi del tuo cliente.

Come definire il design nello specifico poi dipende tanto da te, il tono che vuoi dargli, il target d’età e sesso, se deve essere associato a un prodotto specifico o all’azienda in generale, ecc. Un consiglio sempre valido è quello di affidarsi agli stereotipi e antonomasie. Non hai tanto spazio per spiegare cosa rappresenta il tuo personaggio, deve essere immediatamente leggibile e riconoscibile. 


Prendiamo ad esempio uno studio dentistico: denti e dentisti vengono subito alla mente, strumenti per l’igiene orale tipo spazzolino e filo possono essere un’altra buona idea, un cavallo con un sorriso smagliante è già un po’ troppo sottile ma originale, ma al di fuori di questa sfera semantica il tuo personaggio potrebbe apparire fuori posto o dissociato.

Insomma un personaggio può davvero cambiare il tuo modo di fare marketing e portarti davvero in alto, specialmente se combinato con la forza del fumetto di cui ti parliamo in questo articolo